Se Maometto non va alla montagna...

In pratica fu così che andò: Hope faceva strada mentre io mi astenevo da qualsiasi mossa, terrorizzato dal rischio di attirare su di me un'attenzione indebita che potesse spingerla a riesaminare il mio valore complessivo. Ma non accadde mai e, dopo tre settimane, quando salimmo su un taxi al termine dell'ultimo spettacolo del venerdì sera, lei mi interruppe mentre davo il suo indirizzo al tassista e gli diede invece il mio, sorridendo fuori dal finestrino mentre io le tremavo silenziosamente accanto.
...ad un certo punto durante quel fine settimana insonne, mi scordai di preoccuparmi della cosa e accettai semplicemente il fatto che lei era mia, che tutto poteva davvero essere così facile.*
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Mi giro giusto in tempo per vedere Tamara che entra nella stanza con palese esitazione, fasciata nell'abitino nero che ha comprato durante la nostra gita da Bloomingdale, i capelli tirati con il phon, il viso insolitamente truccato con rossetto e fard. Ferma là con i piedi girati leggermente in dentro a causa dei tacchi, gli occhi che guizzano nervosamente tutt'intorno per cercare un viso amico, ha un'aria esposta e vulnerabile, e io devo reprimere con forza l'impulso di correre da lei ad abbracciarla. Invece tracanno il mio drink - il quarto o il quinto della serata - in quattro rapide sorsate e ne chiedo un altro alla barista. Osservo Hope che saluta Tamara, entrambe che sorridono e chiacchierano animatamente, e all'improvviso sento la mancanza di Rael con una tale intensità che rimango impietrito, sopraffatto dalla momentanea visione di dove stava puntando la vita prima che l'incidente la facesse deviare in una nuova direzione.

Zach King ha una vita perfetta: un lavoro fisso, una splendida (e ricca) fidanzata, un appartamento nell’Upper West Side di Manhattan e un’amica vera.
Nel mezzo ci sono però tante altre cose che ignora sapientemente, di cui, due stanno per raggiungerlo. Una è suo padre (un dongiovanni attempato imbottito di viagra), l’altra non può evitarla. 
È una storia che può essere vera, c’è un ragazzo che lo sembra ancora di più, con tutti i dubbi, le paure e le scelte che accompagnano i momenti decisivi della propria vita, per qualche minuto può ricordare i trentenni di Hornby, ma poi ci si lascia prendere dalle azioni e dalle reazioni della vicenda, quelle volute e quelle che sfuggono al controllo.
È un libro in cui la cosa giusta da fare non è la stessa cosa che vogliamo fare, in cui c’è confusione, ci sono desideri e peccati, domande e recuperi. Lo scontro è tra l’irrazionalità e la sicurezza, tra la ragione e il tradimento che, come in questo caso, diventa non tanto una risposta, quanto una verità.
Sul retro di questo libro c’è scritto:

<<Questo non è un caso. L’ho fatto succedere io. Avevo un piano.
E sto per mandarlo a puttane in maniera davvero spettacolare.>>

Da rileggere.


Scheda libro
Titolo: Tutto può cambiare
Autore: Jonathan Tropper
Editore: Garzanti
Genere: romanzo
Pagine: 318

MissK DiCinema

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