La parola ai giurati: consigliato

Durante le lezioni universitarie comparivano spesso titoli di film che i professori ci consigliavano di vedere. Ricordo “Sei gradi di separazione” in aula di psicologia sociale e “Borat”, durante il corso di antropologia. A sottolineare il fatto che si trattasse di una facoltà psicologica e non cinematografica, è che mai nessuno ci suggerì di guardare “La parola ai giurati”. Un film che è un impianto sociologico, antropologico e culturale. Un compendio visivo, ingegnoso e riuscito che intreccia le regole del gruppo e snoda le dinamiche che lo governano.
Girato unicamente in una stanza di un tribunale, nella quale dodici giurati devono decidere se condannare o assolvere un giovane, accusato di parricidio, vede la regia strepitosa di Sidney Lumet e un cast stellare.
Personalità, pregiudizi, riflessioni, scontri, leadership, orientamenti religiosi e sistemi educativi, entrano in gioco facendo confrontare ogni personaggio con l’antagonista che lo ospita. Il dubbio.
Mentre la dialettica dispiega la storia, i protagonisti risentono della pressione temporale. I confini cognitivi ed emozionali sono sfidati dalla pazienza, dalla logica e dall’irrazionalità. I dialoghi, sui quali il film si regge, sono di una qualità sagace, perfetta e mai futile. Orientati e disorientati, tanto quanto i giurati che si difendono o si arrendono alle argomentazioni. Punti di vista differenti con cui il regista considera altrettante dimensioni sociali.
È una pellicola del 1957 e anche se non avessi studiato psicologia direi che è eccezionale.

<<Lei è come tutti gli altri, pensa troppo e si confonde>>
Scheda

Titolo: La parola ai giurati (Twelve Angry Men)
Regia: Sidney Lumet
Cast: E.G. Marshall, Lee J. Cobb, Henry Fonda, Martin Balsam, Ed Begley, Jack Klugman, Joseph Sweeney, George Voskovec
Genere: drammatico
Durata: ‘95
Nazione: USA
Uscita: 1957.

MissK DiCinema

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