Electroma: recensione

Chi ha un debole per la fantascienza, ama il cinema immaginifico ed essenziale e si commuove guardando la dannazione di un androide che vuole essere umano, non può che premere play e godersi Electroma.
Film muto quello del duo Daft Punk, nutrito solo di musica e dilatato in tecnicismi di matrice kubrickiana. Lunghissimi fermi immagine, infiniti piani sequenza e persino una ferrari 412 nera (del 1987) che ricorda tanto il freddo monolito di 2001 Odissea nello spazio, ne fanno un esperimento acustico e visivo.
La storia è quella di due robot che vogliono assumere sembianze umane. Il loro piano li porta in un laboratorio bianco accecante, dove chirurghi plastici appaiono e si dissolvono in una fluorescenza spettrale. Vogliono una faccia e vogliono farla vedere a tutti. Ma incollata sui caschi la cera rosa si scioglie sotto il sole, deformando speranze e capricci.
Electroma è il punto di disgiunzione tra la tecnologia e l’umanizzazione. È il desiderio del metallo di diventare vivo. Richiesta d’emozioni contro l’assemblaggio omologato e inanimato di micro cip evolutivi. Cacciati dalla comunità è in un deserto rosso che i due robot compiranno l’ultimo grande gesto, alla luce di una duna che assume sembianze pubiche e planando sull’illusione di un grembo materno. La volontà di rinascere in altra forma sfiora un dolore silenzioso che consuma l’ultimo virgulto di umanità. Reale. Tanto reale da non accorgersi neppure che la resa sia già una conquista umana. Condizione che i robot non potrebbero affatto provare.
Le leggi di Asimov cessano di esistere e il fuoco non è sangue. Ma ci si avvicina.
Eccezio(nal)e.

Scheda film
Titolo: Daft Punk’s Electroma (Electroma)
Regia: Thomas Bangalter; Guy-Manuel De Homem-Christo
Sceneggiatura: Guy-Manuel De Homem-Christo; Thomas Bangalter; Cedric Hervet; Paul Hahn.
Cast: Peter Hurteau; Michael Reich
Genere: fantascienza, drammatico
Durata: 74’
Nazione: Usa
Uscita: 2006.

MissK DiCinema

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