Riddick: recensione


 <<Paris P. Ogilvie: in viaggio d’affari. Antiquario>>.
<<Richard B. Riddick: in fuga dal carcere. Assassino>>.
 
Con i suoi occhialetti neri, il sorriso beffardo e la compostezza di chi sa il fatto suo, nel 2000 Riddick si presentava al pubblico in un fanta-horror riuscito e conciso: Pitch Black, diretto da David Twohy.
La storia era quella di un ricercato planetario capace di vedere anche al buio. In realtà un criminale violento, ma sincero, in lotta per stare in pace, ma perennemente coinvolto in guerre di popoli e di mondi. Un antieroe nato per essere al posto sbagliato e al momento sbagliato, ma pronto a recuperare in corner la situazione.
Dopo 13 anni (con un secondo capitolo nel mezzo: The Chronicles of Riddick, 2004) Diesel e Twohy tornano per un seguito.
Rimane poco e col dispiacere di aver visto negli anni lo smantellamento di un personaggio che avrebbe potuto distinguersi. Un’involuzione registica che aggiunge poco alla storia e ignora la potenza dello script. 

<<Il punto non è capire cosa è successo. Ma capire cos’è successo a me>>. 
 Qui recensione completa e scheda

MissK DiCinema

4 commenti:

  1. E poi diciamocelo: anche il mio gatto ci vede al buio ma non è che gli fanno tutte queste menate.

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    1. Ehehe
      Se lo chiamavi Diesel magari arrivava a Hollywood :)
      a me sta simpatico, il guaio è che si è affidato troppo alla sua fisicità e poco alla storia..magari se cambiava regista, boh..

      ^_^

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  2. anche a me sta simpatico, però il personaggio di Riddick mi lascia sempre un po' perplesso.

    p.s.: non dimentichiamoci poi che il colmo per Vin Diesel è avere la macchina che va a metano.

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