Snowpiercer di Bong Joon-ho: recensione

La vita nel 2031 viaggia sui 438 mila chilometri di un treno surrogato di (in)civiltà. A guidare l’inarrestabile corsa nell’odissea distopica di Bong Joon-ho è il signor Wilford: implacabile artefice e divino custode della sacra locomotiva. In moto da diciassette anni il convoglio ospita i sopravvissuti di una nuova era glaciale divisi in rigide sezioni che rispecchiano “l’ordine naturale delle cose”: in testa al treno i ricchi, in coda i poveri. I primi nutriti, puliti e rallegrati nei vagoni di lusso, gli ultimi affamati, lerci e umiliati nella sudditanza destinata al ruolo di “scarpa”.

Dal graphic novel di Jacques Lob, Le Transperceneige, Bong Joon-ho crea la sua arca sferragliante, il suo microcosmo di poli opposti destinato alla rivoluzione. Storia dell’atavica ribellione all’ordine del mondo fissato con leggi inique, del potere e dei suoi rifiuti come ultima testimonianza di un biologico e vessatorio equilibrio sociale. Fuori dal treno la vita si è spenta, dentro è sopravvissuto il proprio surrogato. Il male e (forse) il bene, il principio senza fine. Le dinamiche di chi comanda hanno il volto della sadica e clownesca Tilda Swinton (bravissima), quelle di chi non si sottomette  sono nelle mani di Chris Evans, martoriato innesco disperato e letale con cui guida la classe degli “inutili”. La trama è spicciola, ma il risultato è incredibile. 

Joon-ho potenzia la fantascienza d’azione hollywoodiana stipandola dentro la pancia di un serpente di ferro. Aggiunge alle lacrime, al sangue e alla coscienza i tempi dilatati e i dialoghi asciutti del suo cinema coreano, non bastasse instilla la più sinistra verità all’alba del traguardo. Snowpiercer custodisce salvezza e morte, ma né il protagonista né lo spettatore ha idea di cosa ci sia in cima al futuro. La sua scalata verso la speranza è vissuta con rivelazioni progressive che dall’ombra portano alle tinte di colori più forti, plastici, insopportabili (paragonati al passato). Alla scoperta di paesaggi abbaglianti, di carrozze-acquario, di sale di piacere e di aule rosee d’infanzia contrasta quindi la voce più cupa dei ricordi, si sfida senza pietà lo stato delle cose. Sono le regole del caos e le disillusioni, che si scontrano in rallenti e in ambientazioni estreme, in guerre carnali e filosofiche. Eppure Snowpiercer non è l’ennesima lotta di classe e di ferina sopravvivenza,  Joon-ho scopre i nervi dell’umanità e li inquadra in un epocale corollario sociologico. Chi è un uomo per un altro uomo? Dove inizia il male e finisce il bene?
Se il ritratto del perpetuo e subdolo congegno esistenziale può sembrare insormontabile, il viaggio messianico di un popolo in sommossa travalica il tempo.

[La recensione si riferisce alla versione in lingua originale]

«Se passi troppo tempo a sognare, dimentichi la realtà».


Scheda film

Titolo: Snowpiercer (Seolguk-yeolcha)
Regia: Bong Joon-ho
Sceneggiatura: Bong Joon-ho
Cast: Chris Evans, Kang-ho Song, Ed Harris, John Hurt, Tilda Swinton, Jamie Bell, Octavia Spencer, Ko A-sung, Ewen Bremner
Musiche: Marco Beltrami
Genere: fantascienza/drammatico
Durata: 126’
Produzione: Moho Film, Opus Pictures presentato da CJ Entertainment in collaborazione con Union Investment Partners Inc.
Distribuzione: Koch Media
Nazione: Corea del sud, Usa
Uscita: 27/02/2014.

MissK DiCinema

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