Filth - Il Lercio di Jon S. Baird: recensione inedito

Volgare, pervertito, alcolizzato, tossico, psicotico, poliziotto e corrotto, in una parola: Lercio. Quel Lercio che nasce dalle pagine di Irvine Welsh e che il regista Jon S. Baird riscrive per il cinema, o meglio per quei cinema dove la distribuzione ha fatto il suo dovere. In Italia è uno tra gli inediti, un’altra pellicola ritenuta poco appetibile, forse oltraggiosa o magari inutile. Tuttavia James McAvoy nei panni dell’allucinato Bruce Robertson, a.k.a. Robbo, è qualcosa che sarebbe meglio non perdere. Filth non conserva la vocina del verme nella testa del protagonista su carta, ma la sua coscienza alienata insieme all’assoluta mancanza di rispetto di qualsivoglia moralità sociale non conosce sazietà. Sesso, truffe e violenza la fanno da padrone, con l’aggiunta di un mal di vivere legato alla perdita di moglie e figlio che rendono Bruce un sanguigno, distruttivo e divertente ego della chemical generation.
Tutto il suo scellerato talento sarà messo in pratica per ottenere una promozione di lavoro e quando rimarrà fagocitato dalle balle messe in atto uscirà a testa alta con uno dei ghigni cinematografici meglio riusciti degli ultimi tempi. Baird sa cosa vuol dire coerenza, sa come trattare un personaggio totalmente fuso senza fargli rinnegare la propria natura. Bruce è un folle, uno che getta l’amicizia nella tazza del cesso, associa l’amore alla pena e detesta il prossimo più o meno quanto le cornamuse scozzesi. Un maledetto parassita, freddo e calcolatore che, però, dietro le pupille arrossate per l’acido ha un cuore rigonfio di sofferenza. Il punto è che non solo tratta il mondo come spazzatura, egli per primo avvelena se stesso dentro una sadica e cinica disonestà.
McAvoy conferma di non essere solo un bel musetto restituendo questo dolore in tutto il suo annichilimento, in tutta la sua foga distruttiva dentro la quale si immerge, strappandosi l’anima dai polmoni. Urla, beve, insulta, ingoia compresse di litio come fossero mentine e si trastulla con scherzi telefonici di dubbio gusto. Ma gli occhi sono perennemente lucidi, lo sguardo passa dall’indemoniato, all’invasato, al tenero in 3 secondi e le allucinazioni se lo mangiano. Filth è dannato, completamente assorbito dalle sue nausee esistenziali, distaccato oltre ogni limite dalla realtà che gli fa male e a cui vuole fare ancora più male. Il montaggio irrequieto di Mark Eckersley lo asseconda, la musica di Clint Mansell lo segue in pieno “Creep” e il protagonista ci ammicca guardando nella cinepresa.
Welsh dopo Ecstasy, The Acid House e Trainspotting presta le pagine del suo trip diventando per l’occasione produttore esecutivo e Baird riesce a non annullarne lo spirito. Il Lercio vive il suo appuntamento quotidiano con l’inferno, e quel che più conta, non si tira indietro.


Scheda film

Titolo: Filth
Regia: Jon S. Baird
Sceneggiatura: Jon S. Baird
Cast: James McAvoy, Jamie Bell, Jim Broadbent, Joanne Froggatt, Imogen Poots, Shirley Henderson, Eddie Marsan, Emun Elliott, Kate Dickie,
Musiche: Clint Mansell
Genere: commedia
Durata: 97’
Produzione: Steel Mill Pictures, Logie Pictures, Altitude Film Entertainment, Egoli Tossell Film, Entre Chien et Loup
Distribuzione: inedito in Italia
Nazione: Gran Bretagna
Anno: 2013.

MissK DiCinema

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