World of Tomorrow: qualche parola sul corto di Don Hertzfeldt

La vita, la morte, i ricordi, l’amore e il tempo, nel suo incedere infame di gioie e di dispiaceri, tempo che sempre ci incalza e si brama. Il corto in fiaba 3.0 di Don Hertzfeldt inizia con una telefonata dall’aldilà (o quasi) e con la piccola Emily che curiosa e innocente vi risponde. Sulla scena un flusso di dati, di mondi, di noi come anime sperdute nello spazio e fuga di coscienze. Il Domani forse è tutto qui: nell’osmotico tentativo di assicurarci l’eternità, di salvarci almeno in parte o quanto meno di recuperare quello che abbiamo perduto. Memorie infantili, emozioni primordiali, facoltà mentali deteriorate da 227 anni avanti nel futuro. Hertzfeldt il suo World of Tomorrow lo disegna ramingo e caleidoscopico, raccontato agli occhi di una bambina che gioca con le luci di una rete neurale e saggia il mondo del proprio clone. Un Domani che fluttua in un disegno elementare di aneliti ed esiste come prossimità del nostro sé, del nostro infrangerci sulla vita. Vivere è amare l’inizio come la fine, è prendere contatto con noi stessi, è evolversi nella catarsi del dolore. Messaggio elementare, reincarnato, custodito, trasferito, donato dal regista nei diciassette colorati minuti di questo “videomecum”. Il suo Domani rimescola così le carte fondamentali dell’esistenza e, pur rimbalzando su un epilogo convenzionale, si fa voce franca, rapida e piacevole.
(Inedito in Italia)

Non perdere tempo in banalità quotidiane.
Non soffermarti su dettagli meschini.
Per ciò svanisci e dileguati nell’oscuro flusso del tempo.
Vivi bene e pienamente.
Sei viva e vivi ora.
“Ora” è l’invidia di tutti i morti.


MissK DiCinema

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