Cinquanta sfumature di grigio: recensione breve

Si perdoni l’intro ma al suono di «Io non faccio l’amore, io scopo duro» ci si rende conto che il cinema a volte regala perle di totale ridicolezza. Cinquanta sfumature di grigio dovrebbe appartenere alla lista dei mai più in sala, ma considerando che sul grande schermo continuano e continueranno ad arrivare questi “capolavori” è opportuno averne un’opinione e dunque confrontarsi con soggetti pruriginosi di vuoto a perdere.
Nel lavoro di Sam Taylor-Johnson tutto scorre labile e comico, tutto ruota attorno al sesso e ciononostante mai noia fu così profonda. Tra morsichi di labbra e sguardi lascivi, tra sculacciate e fiacche espressioni non c’è momento che susciti la minima attrattiva nei confronti dei due protagonisti. Lei (Dakota Johnson) capitombola a terra al primo incontro, passaggio allegorico di una sottomissione istantanea; lui (Jamie Dornan) manda all’aria le sue regole e i suoi “contratti” pur di usarle il frustino sulla pelle. Dalle loro facce non traspare nulla, dalla storia solo un breve passato iniziatico in cui Mr. Grey ha costruito il suo asentimentalismo. Manca ritmo, manca vita, manca passione per due appassionati che si cercherebbero in modo incontrollabile. Cinquanta sfumature di grigio mantiene così le premesse di marketing e come regola cinematografica da un po’ di tempo a questa parte vuole: più un film è pubblicizzato, più è orrendo.


Sinossi da IMDb: La vita della studentessa Anastasia Steele cambia per sempre quando incontra il bello, ma tormentato miliardario Christian Grey.
Tratto dall'omonimo romanzo scritto da E.L. James.

MissK DiCinema

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