Attack on Titan: recensione breve film - capitolo 1

Eccoci seduti in un angolo tra lo stupore e lo sconcerto quando qualcosa attira la nostra attenzione. Sporgiamo la testa, guardiamo meglio e scopriamo una pupilla nera che a sua volta ci scruta e si ingrossa su un volto orrendo. Subito dopo ascoltiamo risa di compiacimento e urla di terrore mentre una abominevole creatura cerca di agguantare i nostri arti e la nostra testa. Immaginiamo poi che i suoi denti e la sua bava si svelino distruggendo le mura che fino a poco prima ci proteggevano e che sia ancora più grande di quanto temuto, che questa specie di essere sia nudo, putrido, alto come un grattacielo e che ci raccolga in una mano per inghiottirci. Siamo morti, disperati e inermi nella pancia di un gigantesco, orrido, impietoso umanoide che ci mastica come stuzzichini.
Succede questo nel film Attack on Titan e prima ancora nell’omonimo manga di Hajime Isayama (Shingeki no Kyojin, 2009). Succede che questi giganti senza spirito né parola un giorno appaiano in un villaggio e mutino la leggenda in un incubo, decimando il popolo e cibandosi di persone. 

L’opera in live action di Shinji Higuchi ritrae i mostri come solo i giapponesi sanno fare (vedi The Ring): pallidi, fiacchi, sghignazzanti, lugubri, ripugnanti, fastidiosi. Mentre la storia sembra adagiarsi su un racconto poco intricato e su protagonisti poco approfonditi, la ferocia, la grafica, l’istinto e la resa cavalcano l’onda dell’umanità disperata. Questo primo capitolo è il preludio che cuce le ferite e organizza il seguito. Così la paura cede il posto alla rabbia, lo sconforto alla vendetta e, ricolmi d'odio, i pochi sopravvissuti si preparano (e ci preparano) al titanico conflitto finale.
Col secondo appuntamento l'ardua sentenza...


Curiosità: Shingeki no Kyojin ha vinto nel 2011 il 35° Kodansha Manga Award nella categoria shōnen.

MissK DiCinema

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