Passengers: recensione

Se si esclude uno dei trailer più ingannevoli degli ultimi tempi* e il fatto che Passengers non sia un’opera fantascientifica, ma una love story ambientata su un’astronave, Morten Tyldum  ha diretto un film gradevole, senza entusiasmanti colpi di scena e con attori in sintonia. Per qualsiasi altra pretesa però meglio rivolgersi ad altri lidi e a molto meno buonismo. Passengers è uno di quei film che apre interrogativi sui retroscena più che sul risultato. Ovvero, cos’ è successo durante i lavori per mandare a scatafascio gli spunti iniziali? Il materiale era buono, solito, ma buono: dramma interiore dell’uomo perduto nello spazio, responsabilità sul futuro di cinquemila persone, tecnologia sensiente, perdono, solitudine ed etica, vita e morte, qualcuno aveva ipotizzato persino una visita aliena di qualche tipo. Invece Tyldum ha smantellato le premesse esaltando la scenografia, le visioni interstellari e l’amore del qui ed ora. Cuciti comunque senza profondità, con un esito effimero anche sull’ultimo punto, che in pratica lega ogni evento e la fa da padrone. Non che ci sia qualcosa di brutto sul focus di un amore che nasce per inganno, sulla sopravvivenza che spinge all’egoismo più nefasto o su un epilogo del bene che (forse) può davvero tutto. Il guaio è la facilità (o faciloneria) con cui si supera il conflitto, che pone ogni decisione troppo vicina al ridicolo e non emoziona neppure quando rischia la pelle. Legami al centro di questo cosmo, il cui spessore pare nascere più dal bisogno di autoconservazione che da un qualsiasi sentimento di amnistia. 


Pratt e Lawrence esistono, praticamente in un luogo atemporale, privo di testimonianza, se non quella di un barista androide dichiarato omaggio a Lloyd di Shining. Un’ineluttabilità questa che sarebbe stata un motore istintuale fantastico, un’angoscia sovrastante niente male, in guerra tra amore e rabbia. Invece alita in brevi flash messi lì quasi perché devono esserci e, tra una finestra panoramica e l’altra, dimentica il passato, il futuro, rendendo “bella la vita". Sulla Avalon purtroppo quando il peso della sceneggiatura dovrebbe sortire i suoi effetti non restano che immagini d’impatto. Bracciate di nuoto in assenza di gravità e visioni ravvicinate di stelle iridescenti che però non rinforzano i due personaggi, dando ragione a chi sostiene che il barman sia quello scritto meglio. La leggerezza di Passengers è il suo più grande pregio e il suo insopportabile difetto. Lo rendono sostanziale come un funambolo, immerso in un equilibrismo dove tutto è possibile… tanto che è possibile accettarlo così com’è. 


Scheda film  

Titolo:  Passengers
Regia:  Morten Tyldum
Sceneggiatura:  Jon Spaihts
Montaggio: Maryann Brandon
Musiche:  Thomas Newman
Cast: Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen, Laurence Fishburne, Aurora Perrineau, Marie Burke
Genere:  fantascienza, sentimentale
Durata:  116'
Distribuzione:  Warner Bros. Italia
Nazione:  USA
Uscita: 30/12/2016.

*Nel trailer si ascolta la frase “c’è un motivo per cui ci siamo svegliati prima” che nel film non esiste.

MissK DiCinema

1 commento:

  1. Sinceramente pure io l'ho trovato un po' scialbo :D

    L.

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